Gamification: come aumentare l’engagement dei dipendenti

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In quest’era di interazioni mobili e social, formatori e responsabili delle Risorse Umane sono chiamati a migliorare il loro approccio per coinvolgere clienti e dipendenti al fine di raggiungere il successo. La Gamification è sempre più considerata un mezzo efficace per conseguire questo obiettivo.

Ma cosa si intende per Gamification?

La Gamification prevede l’utilizzo di dinamiche proprie del gioco, come ad esempio punti, livelli, premi, in contesti non ludici, allo scopo di sollecitare impegno e competitività e per stimolare la ricerca di una o più soluzioni ad un problema.

Che la Gamification faccia bene al business è oramai un dato di fatto. I brand più noti o attivi sul fronte del web marketing utilizzano le dinamiche dei giochi già da qualche anno. L’obiettivo finale dei progetti che includono le dinamiche di gamification è l’aumento del coinvolgimento e la fidelizzazione degli utenti in tutti i canali digitali e social.

La gamification funziona perché fa leva sulla motivazione, sia su quella estrinseca (premi reali e tangibili) sia su quella intrinseca (il piacere o l’interesse verso qualcosa). Le ricompense digitali nello scenario attuale non sono meno rilevanti di quelle reali soprattutto se contengono una dimensione social, ovvero la possibilità di condividere con altri in maniera immediata lo status raggiunto.

Punteggi, classifiche e badge sono gli elementi base, seppur minimi, del design di ogni strategia di Gamification.

La Gamification in azienda

La novità più interessante in questo momento (e diverrà un hot topic per i prossimi 3-5 anni) è che si va affermando, o meglio affermando nuovamente, l’utilizzo della Gamification per aumentare l’engagement dei dipendenti.

L’interesse per lo sviluppo di soluzioni di gamification rivolte all’interno dell’azienda, sta addirittura superando quello per lo sviluppo di applicazioni di gamification rivolte agli utenti/consumatori (fonte Gartner):

Il coinvolgimento (engagement) dei dipendenti è infatti un tema caldo nei corridoi aziendali. Ci si chiede sempre più spesso: come lo si può aumentare? È possibile tracciarlo?  E’ un fattore reale di valore per l’azienda?

Il coinvolgimento dei dipendenti è oramai stato definito come un’opportunità per le organizzazioni di aumentare la loro redditività, produttività e qualità del prodotto, mentre allo stesso tempo riduce il turnover, l’assenteismo e gli incidenti di sicurezza.

L’efficacia nel cogliere questa opportunità, utilizzando strategie consolidate, sembra però essere piuttosto scarsa: secondo un recente ricerca di Gallup Il 70% circa dei lavoratori si considera NON coinvolto sul posto di lavoro e la percentuale aumenta ancora tra i lavoratori cosiddetti Millennials.

Per aumentare il coinvolgimento dei dipendenti occorrono dunque strategie nuove in linea con i cambiamenti generazionali e le opportunità offerte dalla tecnologia. Ed infatti, secondo Forbes, le aziende più all’avanguardia, le cosiddette Fortune 500, stanno investendo fortemente in progetti pilota di Gamification per aumentare il coinvolgimento dei dipendenti.

La Gamification è dunque uno dei pilastri su cui basare le strategie per il coinvolgimento dei dipendenti insieme all’utilizzo di dinamiche social e dei mobile device.

La gamification rivoluziona la Gestione delle Risorse Umane

La Gamification per l’azienda, ovvero dentro l’azienda, trova applicazione in almeno tre processi core: Recruiting/onboarding, Gestione dei Talenti e Formazione e Sviluppo. Tuttavia si trovano in rete numerosi  casi di successo di utilizzo della Gamification anche per completare task operativi.

Nei contesti aziendali ed in particolare nei citati processi, i benefici della Gamification sono sia rivolti all’utente finale che allo staff dell’azienda che presiede e governa questi processi. In uno scenario nel quale il riconoscimento sociale dei risultati raggiunti diventa un immediato elemento di gratificazione per la persona, risulta evidente che le tecniche di Gamification semplificano e migliorano i processi di gestione delle Risorse Umane.

Dunque sfruttando le moderne applicazioni di Gamification (digital, social e mobile) si ottiene un maggiore coinvolgimento dei dipendenti (o futuri dipendenti) con uno sforzo di gestione minore da parte delle figure professionali che presiedono tali processi.

Il caso Deloitte

Interessante il caso di Deloitte, che ha sfruttato le tecniche di Gamification per dare vigore al programma di formazione alla Leadership. Deloitte aveva costruito infatti, un programma di formazione alla Leadership per gli alti dirigenti, ma aveva difficoltà a incoraggiare i dirigenti ad avviare e completare il programma. Con l’aiuto di un fornitore qualificato, l’azienda introdusse elementi ludici come badge, classifiche e status symbol che misuravano il livello di partecipazione e completamento dei corsi da parte dei dirigenti. Risultato? Il tempo medio per completare il programma di formazione è sceso del 50 per cento, e il programma ha visto un aumento del 46,6 per cento nel numero di utenti che ritornano sul sito ogni giorno.

La Gamification, come mostra il caso Deloitte,  rappresenta una opportunità di successo enorme per la formazione in azienda ed in particolare per l’eLearning. Con costi ridotti e tempi di realizzazione più brevi rispetto a quelli necessari per lo sviluppo di serious or business game, si ottiene un ROI più elevato. E’ possibile inoltre, e questa è una grande opportunità per le aziende, rinvigorire progetti di eLearning già esistenti “affiancando” dinamiche di Gamification all’erogazione dei corsi online.

Reclutare talenti

Probabilmente uno degli usi più noti della gamification è come strumento per reclutare i talenti, ed infatti ci sono casi di studio che risalgono già agli anni ‘90 (in contesti chiaramente non digitali).

I giochi offrono ai candidati un modo naturale e divertente di esplorare e conoscere meglio l’azienda e la sua cultura e di confrontarsi con essa.

Non meno evidenti sono i vantaggi per i selezionatori. Al di là di aspetti caratteriali, come il temperamento, la gamification infatti può aiutare a valutare le competenze e le capacità del candidato per un ruolo particolare. La mole di dati che le applicazioni di Gamification generano e che sono a disposizione dei selezionatori consentono infatti valutazioni più approfondite rispetto a quelle possibili ad esempio a valle dell’erogazione di un questionario o test di valutazione.

Anche nella gestione dei talenti si trovano interessanti applicazioni della Gamification. Il gigante della musica Spotify ad esempio ha sostituito le annuali performance review con una piattaforma social di performance management dove i colleghi possono lasciare commenti, ricevere feedback ad acquisire badge per la partecipazione attiva. Si tratta in questo caso di ripensare le pratiche legate ai riconoscimenti, ai premi ed alla valutazione, inserendo logiche di Gamification che sostengono gli obiettivi aziendali e nello stesso tempo rendono i dipendenti partecipanti attivi.

E se ti stai chiedendo se i tuoi dipendenti sono pronti a giocare dai uno sguardo a queste statistiche:

  • L’età media di un giocatore (gamer) è di 32 anni
  • Il 47% dei giocatori è donna
  • La frequenza con la quale un giocatore gioca è quotidiana
  • Più di 1 ora viene dedicata ad una sessione di gioco
  • Il 34% delle persone gioca per tenere la propria mente attiva
  • Il 47% dei gamer utilizza uno smartphone per giocare

Achenbach Il libro della quiete interiore

Achenbach

La consulenza Filosofica secondo Achenbach

Achenbach è considerato da molti un maestro nel campo della pratica e consulenza filosofica. Parte da un suo testo la mia analisi di questa branca della filosofia. Preciso che la mia analisi non è disinteressata, ma molto interessata; credo infatti che la filosofia pratica debba avere sempre più spazio e credibilità e che il consulente filosofico sia una figura seria e necessaria.

Tuttavia torniamo ad Achenbach.

Si precisa nella prefazione italiana al libro (scritta per altro molto bene da Raffaella Soldani) che nel pensiero e nell’opera dell’autore la filosofia cerca di rendersi pratica e cioè utile; lo fa discutendo problemi quotidiani della gente e riflettendo sull’esistenza reale del singolo individuo.

Ciò significa che il primo significato di filosofia pratica va in tal senso cercato nell’oggetto di cui si occupa e non nel metodo.

L’oggetto di cui si occupa il testo è la possibilità per l’uomo moderno di raggiungere la quiete interiore. Il testo si propone come momento di consulenza filosofica, non come strumento per il consulente filosofico; è in qualche modo la risposta dell’autore al problema attuale dell’inquietudine del soggetto. Risposta che si trova in un percorso di riflessione attraverso classici del pensiero filosofico (ed anche letterario) tra i quali Epitteto, Seneca, Marco Aurelio, Plutarco, Epicureo, Schopenauer, Nietsche. Cosa si chiede ai classici del pensiero filosofico? Strumenti e regole per raggiungere la desiderata tranquillità interiore. E’ evidente dalla lettura del testo che l’approfondito studio dell’autore di alcuni momenti della filosofia classica (in particolare la Stoà , Montagne, Pascal) hanno fornito a lui gli strumenti per poter sintetizzare una propria via verso la quiete interiore. L’autore esplicita i risultati della sua ricerca in forma di principi (sei per la precisione). Tali principi sono dedotti direttamente dalla Stoà e tuttavia vengono riformulati in maniera piuttosto attuale.

I sei principi della quite interiore

Vediamo i sei principi:

1 Non è importante la filosofia, ma il vivere filosoficamente

2 Risposta alla domanda: che cosa conta veramente? Per te, sei tu quello che conta!

3 Orientati su te stesso e non sugli altri

4 Un conto è ciò che succede, un altro è la mia idea di quello che succede

5 Devi essere indifferente verso le cose indifferenti

6 Devi volere quello che accade, così com’è

Il primo principio potrebbe corrispondere con la dichiarazione di metodo: si intende dire che la filosofia non è una risposta alla domanda sul che cos’è la quiete interiore (definizione teorica-concetto), ma un cammino verso la quiete interiore. Tuttavia l’autore vuole anche definire con questo principio un certo modo di essere filosofo che è quello di colui che non impartisce precetti, ma vive secondo quei precetti. Questa seconda interpretazione del principio apre significazioni differenti: da una parte c’è un invito alla coerenza che significa non predicare in un modo e vivere in un altro, da un’altra parte si delinea una figura di saggio che senza impartire lezioni “emana” saggezza. Esistono dunque per Achenbach da qualche parte degli esempi viventi di filosofo dai quali apprendere la via della saggezza? In cosa si incarna oggi questo saggio stoico? Un profeta? Un santone? La questione è dubbia.

Il significato ravvicinato del secondo principio è chiaro. Tuttavia non è chiaro che rapporto c’è con il problema della gestione non inquieta del tempo o della ricerca della quiete interiore. Se non che il concetto di autostima è dichiaratamente di moda!

Il terzo è quasi un corollario del secondo; si sposta il problema sulla questione dei giudizi provenienti dagli altri ed i giudizi propri, sul giusto valore da dare alle cose….un’anticipazione del successivo principio, il quarto. L’invito ad essere indifferenti verso le cose indifferenti è però più forte; si affronta direttamente il problema della perdita e della morte ed il precetto è “avere, come se non si avesse niente”. Cosa rappresenta questo precetto nel contesto di una consulenza filosofica? Forse un invito a seguire una via laica (o no?) al francescanesimo (in chiave stoica, sempre!).

Infine l’ultimo precetto ridisegna il quadro generale. E’ la cornice del tutto. In contrasto con tutto il pensiero scientifico occidentale, che parte da Cartesio e dalla sua “ipotesi” di res extensa, si afferma l’opinione che tutto ciò che accade è per una disposizione, una saggezza, un desiderio.  E’ inutile soffermarsi sulla proprietà o sul principio di questi agenti regolatori: in un fluire velocissimo di citazione Achenbach cita Dio, la divinità (in generale), il logos, il cosmo.

Forse il gioco di Pollyanna conteneva indicazioni più filosofiche e più pratiche.

Per approfondire l’opera di Achenbach

Se volete leggere altre recensioni sul testo e per conoscere meglio l’opera di Achenbach:

http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2005-11/achenbach.htm#autore

http://it.wikipedia.org/wiki/Consulenza_filosofica

Il sito ufficiale di Achenbach:

http://www.achenbach-pp.de/

Associazione culturale Fattoria Filosofica

Formazione efficace: come sfruttare i social media

Formazione efficace

Quali sono i motivi per i quali molti progetti di formazione falliscono?

Il motivo principale per il quale i progetti di formazione in presenza, a distanza o in modalità blended, falliscono è la mancanza di coinvolgimento (engagement) dei partecipanti. Un alto livello di engagement è un requisito fondamentale affinchè un corso abbia successo. Infatti solo un partecipante coinvolto e motivato:

  • Completa il corso nei tempi previsti
  • Supera con ottimi risultati le prove di valutazione
  • Mette in pratica quanto appreso
  • Parla bene del corso con colleghi ed amici

Dietro questi comportamenti attesi dei nostri partecipanti al corso si nasconde il successo di un progetto di formazione. Un successo tangibile che i nostri stakeholder, interni ed esterni, siano in grado di riconoscere e ricompensare!

Ma l’attesa non deve essere inerte. Se vogliamo che il nostro partecipante compia un certo percorso esperienziale dobbiamo invitarlo all’azione.

Al di fuori della dimensione one-to-one del coaching, ogni evento formativo è un evento collettivo, sociale e di comunità. Dunque anche se abbiamo oggi di fronte un gruppo ristretto di partecipanti ad un corso, dobbiamo pensare social (o pensare in maniera scalare!).

La maggior parte delle immagini della realtà su cui basiamo le nostre azioni sono in realtà basate sull'esperienza acquisita attraverso altre persone.
Albert Bandura
Albert Bandura
Psicologo

Formazione efficace: si può con il social learning

Queste poche considerazioni di partenza sono alla base del successo attuale (o della riproposizione in chiave 3.0) del social learning.

Social learning vuol dire: apprendere con gli altri, ma anche attraverso gli altri e vuole dire oggi sempre di più generare apprendimento dal basso. Queste modalità di interazione nella formazione incontrano in diversi punti tendenze globali della modalità di consumo dei contenuti nell’era dei social network. Ed è da qui che dobbiamo partire per raggiungere il successo.

La formazione è un mercato in crescita, con previsioni di ricavi molto elevati. Si parla di consumer-learning come tendenza crescente nel 2016 proprio a sottolineare il fatto che la fruizione di contenuti formativi è una tendenza di consumo non di nicchia. I canali social sono dunque uno strumento indispensabile per coinvolgere i partecipanti ad un corso e gli altri potenziali.

Quali sono i canali social o social network sui quali è più opportuno investire? Quelli che i vostri partecipanti già utilizzano.

La strada meno ripida verso il successo è raggiungere i vostri partecipanti laddove già si trovano, senza doversi sobbarcare l’onere di spingerli all’utilizzo di un social media dedicato. Quindi mettete a confronto i dati sull’audience che avete con i trend generali e scegliete da quale social media  partire. Queste riflessioni sono parte della progettazione di una formazione efficace

I social media più utilizzati in Italia

Ma torniamo a qualche dato di consumo utile. Ecco la classifica delle piattaforme social più utilizzate in Italia (senza distinzioni di età):

  • Facebook
  • Instagram
  • Linkedin
  • Twitter

L’ordine cambia nelle posizioni dalla seconda in poi, se guardiamo ad un target di età non considerato adulto (sotto i 18 anni).

Mentre fa il suo ingresso prepotente nella classifica Linkedin se guardiamo ad un target di età compreso tra i 50-64 anni.

Un altro dato importante da considerare è la frequenza di utilizzo. Se vogliamo avere un dialogo costante con i nostri partecipanti (almeno durante il periodo di corso), dobbiamo investire maggiormente nei social network che vengono consultati su base giornaliera: Facebook, Instagram, Twitter.

E dobbiamo anche tener conto del device utilizzato in maniera privilegiata per accedere ai social, per poter ipotizzare delle call to action gestibili. Non c’è niente di più frustrante che ricevere una notifica interessante su un dispositivo mobile e non poter prendere parte in pieno all’azione perché la versione mobile del social in questione non consente specifiche attività!

Come pianificare le call to action sui social media

Un buon formatore sa che prima di portare in aula, o sul web, una simulazione, un serious game o un role play occorre mettersi dalla parte del ricevente ed ipotizzare gli scenari possibili di fruizione. Le call to action sui social network vanno pianificate nello stesso modo, a valle di questo tipo di simulazioni e riflessioni.

Se riuscirete ad ottenere una buona pianificazione della comunicazione via social, sarete anche in grado da subito di sfruttare un comunicazione multicanale. Ovvero di utilizzare contemporaneamente più di un social.

Potrete così allo stesso tempo automatizzare un certo numero di notifiche  ed ottenere il massimo risultato in termini di engagement e ciò renderà la vostra formazione efficace.

  • Ricordare ai partecipanti le date chiave di un corso
  • Invitarli a completare i progetti
  • Discutere della lezione appena svolta
  • Condividere foto dei momenti salienti
  • Pubblicare classifiche e risultati ottenuti
  • Invitare a votare e raccomandare il corso agli amici

Queste sono solo alcune delle attività che svolte tramite social media, renderanno il vostro corso di formazione un successo.

Photo Credit Photo by Georgia de Lotz on Unsplash

Albert Bandura

Pizzeria da Michele Firenze | Social Media Marketing

Pizzeria da Michele Firenze

Pizzeria da Michele Firenze, realizzazione del sito web

La sfida

L’8 Maggio 2018 ha aperto a Firenze una sede della storica pizzeria napoletana da Michele nel contesto della grande operazione commerciale Michele in the World. Con il team di Skillapp ho seguito questo progetto sin dalla sua concezione curando la presenza sul web ed i social ed accompagnando il cliente nella definizione della sua identità digitale.

L’analisi di mercato condotta in fase preliminare di progetto ha messo in luce un posizionamento del prodotto pizza napoletana su Firenze diverso dal contesto napoletano, ma molto più vicino al contesto di Roma e Milano, città dove l’antica Pizzeria da Michele ha aperto con successo delle sedi negli anni passati. Seguendo queste prime informazioni, si è deciso di approfondire il posizionamento sui motori di ricerca del prodotto pizza napoletana a Firenze, analizzando i trend di ricerca storici, la provenienza del traffico ed i principali competitor.

Confrontando i risultati delle ricerche con l’esperienza del cliente, si è giunti a definire la sfida di marketing: promuovere presso i fiorentini ed i turisti in transito a Firenze l’idea di poter gustare una pizza come fatta a Napoli secondo la tradizione in un ambiente confortevole ed informale.

La proposta

La proposta di comunicazione, accettata con entusiasmo dal cliente, si basa su una miscela di tradizione ed innovazione per favorire la nuova iniziativa commerciale e continuare a diffondere il marchio storico della casa madre.

Il claim scelto è “Il tempio della Pizza a Firenze” che diffonde il messaggio di portare a Firenze una tradizione centenaria della pizza napoletana secondo lo stile dell’antica Pizzeria da Michele. Uno stile unico ed inconfondibile, amato dai napoletani e dai turisti che ogni giorno affollano la storica Pizzeria nel cuore di Napoli.

Gli strumenti digital scelti per veicolare il messaggio, sono stati un sito web in due lingue (italiano ed inglese), una pagina Facebook ed un profilo Instagram.

Seguendo le linee guida di Michele in the World, abbiamo progettato un sito web in italiano ed in inglese per la nuova sede di Firenze raggiungibile all’indirizzo pizzeriadamichelefirenze.it

Il sito web racconta in pochi passaggi la storia del marchio Da Michele, l’idea della diffusione nel mondo della tradizione della pizza napoletana e la nuova opportunità di poterla gustare a Firenze, a due passi dal mercato centrale. Il sito ospita anche un blog dedicato al mondo della pizza napoletana.

Altri progetti di Social Media Marketing

That’s Napoli Live Show