Progetti di sostenibilità ambientale: una proposta educativa

Cosa sono i progetti educativi di sostenibilità ambientale ? Sono progetti attivi di gruppo che concorrono all’educazione allo sviluppo sostenibile.

Il momento è propizio

La sostenibilità ambientale, unitamente a quella sociale ed economica richiede un forte impegno da parte degli educatori. Fortunatamente viviamo in un momento storico nel quale la sensibilità dei giovani verso i temi della sostenibilità è molto alta. Quindi come educatori abbiamo una grande opportunità. Ovvero usare questa sensibilità per raggiungere obiettivi concreti e tangibili.

Come cogliere al meglio questa opportunità?

Il primo passo è quello di ideare progetti di sostenibilità ambientale coinvolgenti e stimolanti per i giovani.

Un buon progetto di sostenibilità ambientale si basa sull’apprendimento attivo da parte degli studenti, sul learning by doing, sul paradigma della complessità e sull’inclusione.

Dal punto di vista progettuale questi tre elementi devono essere alla base delle scelte metodologiche, pedagogiche e didattiche:

  • apprendimento attivo
  • paradigma della complessità
  • inclusione

Altri elementi devono essere aggiunti a quelli appena elencati per guidare il design dei progetti di sostenibilità ambientale.  Elementi che derivano soprattutto dalle caratteristiche dell’audience e dal contesto nel quale si opera.

Quindi riassumendo possiamo dire che prima di avviare un progetto di sostenibilità ambientale dobbiamo rispondere alle seguenti domande chiave:

  1. Stiamo progettando un apprendimento attivo che parta dal fare per raggiungere gli obiettivi?
  2. Abbiamo analizzato tutte le implicazioni, convergenze e interrelazioni che agiscono sul problema che vogliamo affrontare e risolvere con questo progetto?
  3. Il progetto stimola il coinvolgimento, l’accesso alle informazioni e la comunicazione e l’espressione da parte di tutti?
  4. Abbiamo analizzato caratteristiche, desideri ed aspettative dell’audience?
  5. Il progetto è calato nel contesto reale nel quale operano i nostri allievi?

Queste domande guida si adattano a tutti i progetti di sostenibilità ambientale e si basano sui principi del design centrato sullo studente. Una buona pratica che sta dando molti frutti in ambito educativo e formativo.

progetti di sostenibilità ambientale

Dai progetti di sostenibilità ambientale all’educazione allo sviluppo sostenibile

I progetti di sostenibilità ambientale a scopo educativo servono allo scopo di educare allo sviluppo sostenibile, ovvero di incoraggiare cambiamenti nelle conoscenze, abilità, valori e comportamenti per consentire una società più sostenibile e giusta per tutti.

Sono quindi per la loro stessa natura, progetti aperti che guardano l’orizzonte di lungo periodo.

Quindi abbandoniamo il concetto di evento, a focalizziamoci sull’idea di un viaggio alla scoperta o riscoperta di saperi, pratiche e visioni che possono plasmare in maniera duratura menti e coscienze.

Facciamo un esempio concreto. Un evento di pulizia di una spiaggia dai rifiuti abbandonati è molto coinvolgente per gli allievi, ma non produce il cambiamento desiderato se non si lega a conoscenze pregresse e non alimenta una nuova sete di conoscenze, abilità e comportamenti. Un progetto di sostenibilità ambientale che mira a ridurre la produzione di rifiuti inserendo i concetti di riduzione dello spreco, riuso e riutilizzo allarga fortemente il campo di azione e si radica nella quotidianità degli allievi. Porta a riflettere sul fabbisogno quotidiano di ciascuno in termini di risorse e sulla produzione di rifiuti individuali e collettivi (come famiglia, classe, scuola o comunità locale).  Implica l’uso di competenze matematiche e scientifiche per effettuare i giusti bilanci sull’uso di risorse, produzione di rifiuti e costi di smaltimento. Implica l’acquisizione di competenze di progettazione per disegnare nuovi scenari possibili. Introduce il dibattito e la discussione per trovare compromessi tra esigenze diverse e contrastanti. Richiede la produzione di materiali nuovi, come guide, brochure, locandine, pagine web ecc

Solo spostando il focus da evento a vero progetto si attivano differenti competenze STEM o STEAM e si ottengono risultati in termini di apprendimento duraturi nel tempo.

Seguendo questa metodologia sono state progettate ad esempio le risorse del progetto LivingSTEM liberamente fruibili attraverso questo sito: Living STEM

Metodologie didattiche per i progetti di sostenibilità ambientale

 

Proseguendo nella progettazione di progetti di sostenibilità ambientale, potrebbero essere richieste altre scelte metodologiche e didattiche più strettamente collegate al problema che si vuole affrontare e risolvere. 

Affrontare la questione climatica ad esempio implica un viaggio attraverso un complesso dizionario del cambiamento dove le conoscenze scientifiche sono fondanti. un dizionario minimo del cambiamento include la conoscenza di termini come Gas Serra, Aerosol, CO2 equivalente, Forzante radiativo, Combustibili fossili, Antropocene, Cicli climatici e cc.

 

Sarà bene quindi inserire elementi metodologici specifici dell’apprendimento STEM come (solo per citarne alcune):

Inquiry based 

  • Project based 
  • Questioning
  • Ricerca libera
  • Simulazioni
  • Problem solving 
  • Brainstorming 

 

Se affrontiamo come educatori i progetti di sostenibilità ambientale con questo spirito e determinazione stiamo già facendo innovazione. E vedremo presto i frutti oltre i risultati attesi del progetto stesso: curiosità, creatività, spirito imprenditoriale, collaborazione e multidisciplinarietà sono solo alcune delle competenze trasversali che fioriscono naturalmente dai progetti di sostenibilità ambientale.

Quindi non ci resta che iniziare!

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Educazione allo Sviluppo Sostenibile

Educazione allo Sviluppo Sostenibile

L’educazione allo sviluppo sostenibile è esplicitamente riconosciuta nel Target 4.7 dell’Agenda 2030:

“Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”.

 

Il concetto di sviluppo sostenibile tuttavia continua ad evolversi. Nel perseguire l’educazione allo sviluppo sostenibile, quindi, ci deve essere una certa chiarezza su cosa significa sviluppo sostenibile e a cosa mira. 

Secondo uno schema consolidato, tre sono le aree chiave dello sviluppo sostenibile: società, ambiente ed economia con la cultura come dimensione sottostante.

Vediamole nel dettaglio.

Società: questa area comprende la comprensione delle istituzioni sociali e del loro ruolo nel cambiamento e nello sviluppo, nonché dei sistemi democratici e partecipativi che danno opportunità per l’espressione di opinioni, la selezione dei governi, la creazione del consenso e la risoluzione delle differenze.

Ambiente: questa area si concentra su consapevolezza delle risorse e della fragilità dell’ambiente fisico e degli effetti su di esso delle attività e delle decisioni umane, con l’impegno a tener conto delle preoccupazioni ambientali nello sviluppo delle politiche sociali ed economiche.

Economia: la terza area riguarda una sensibilità ai limiti e alle potenzialità della crescita economica e al loro impatto sulla società e sull’ambiente, con l’impegno a valutare i livelli di consumo personali e sociali in considerazione dell’ambiente e della giustizia sociale.

In questo scenario i ruoli chiave per l’educazione allo sviluppo sostenibile sono:

  • L’istruzione è il principale agente di trasformazione verso lo sviluppo sostenibile, aumentando le capacità delle persone di trasformare in realtà le loro visioni della società.
  • L’istruzione promuove i valori, i comportamenti e gli stili di vita necessari per un futuro sostenibile.
  • L’educazione allo sviluppo sostenibile è un processo per imparare a prendere decisioni che considerino il futuro a lungo termine di tutte le comunità secondo principi dell’equità, dell’economia e dell’ecologia.
  • L’istruzione crea la capacità di pensare in modo orientato al futuro.

Educazione allo Sviluppo Sostenibile

L’Educazione alla Sostenibilità viene spesso identificata come Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESD), che è stata definita dall’UNESCO nel 2014 come:

“L’educazione allo sviluppo sostenibile consente a ogni essere umano di acquisire le conoscenze, le abilità, le attitudini e i valori necessari per plasmare un futuro sostenibile. Educazione allo sviluppo sostenibile significa includere le questioni chiave dello sviluppo sostenibile nell’insegnamento e nell’apprendimento; ad esempio, il cambiamento climatico, la riduzione del rischio di catastrofi, la biodiversità, la riduzione della povertà ed il consumo sostenibile.

L’educazione allo sviluppo sostenibile richiede cambiamenti di vasta portata nel modo in cui l’istruzione viene spesso praticata oggi“.

Secondo il Consiglio dell’Unione europea: “L’ESD è essenziale per il raggiungimento di una società sostenibile ed è pertanto auspicabile a tutti i livelli di istruzione e formazione formale, nonché nell’apprendimento non formale e informale”.

In un rapporto del 1998 il gruppo di esperti sull’educazione allo sviluppo dichiara che l’ESD riguarda l’apprendimento necessario per mantenere e migliorare la nostra qualità della vita e la qualità della vita delle generazioni a venire.

Tuttavia, la ricerca dello sviluppo sostenibile è multiforme: non può dipendere solo dall’istruzione. Molti altri parametri sociali influenzano lo sviluppo sostenibile, come la governance, le relazioni di genere, le forme di organizzazione economica e di partecipazione dei cittadini. In effetti, può essere preferibile parlare di apprendimento per lo sviluppo sostenibile, poiché l’apprendimento non è limitato all’istruzione in quanto tale.

L’apprendimento include ciò che accade nei sistemi educativi, ma si estende alla vita quotidiana: l’apprendimento avviene a casa, negli ambienti sociali, nelle istituzioni comunitarie e sul posto di lavoro.

La sostenibilità nel curriculum

Molti istituti adottano l’approccio secondo cui non esiste un contenuto di conoscenza definitivo che dovrebbe essere incluso in un curriculum che affronti la sostenibilità o lo sviluppo sostenibile. 

Piuttosto, si indicano dei temi curricolari indicativi che possono essere più o meno rilevanti per ciascuna area disciplinare e che potrebbero essere utilizzati e adattati come “punti di ingresso” per sviluppare ulteriormente l’educazione alla sostenibilità. Di seguito lo schema adottato dall’Università di Plymouth:

Sostenibilità ambientaleSostenibilità economicaSostenibilità sociale
Gestione delle risorse naturaliFuturi alternativiComunità sostenibili
Cibo e agricolturaLeadership e cambiamentoDiversità culturale
Sistemi ecologiciOrganizzazioni che apprendonoComprensione interculturale
Rifiuti / acqua / energiaResponsabilità Sociale d’ImpresaSostenibilità nell’ambiente edificato
BiodiversitàConsumismo e commercioViaggi, trasporti e mobilità
Cambiamento climaticoGlobalizzazione dell’economiaSalute e benessere
 Responsabilità ed eticaPace, sicurezza e conflitto
 Sviluppo internazionaleCittadinanza, governo, democrazia
 Turismo sostenibile ed etico
Diritti umani e bisogni

 

Approcci pedagogici per l'educazione allo sviluppo sostenibile

Non esiste una pedagogia “corretta” per l’educazione alla sostenibilità, ma c’è un ampio consenso sul fatto che richieda uno spostamento verso metodi di apprendimento attivi, partecipativi ed esperienziali che coinvolgano lo studente e facciano davvero la differenza per la sua comprensione, il suo pensiero e la sua capacità di agire.

L’ESD è un’educazione olistica e trasformativa che si occupa di contenuti e risultati dell’apprendimento, pedagogia e ambiente di apprendimento. Pertanto, l’ESD non integra solo contenuti come il cambiamento climatico, la povertà e il consumo sostenibile nel curriculum; crea anche metodologie di insegnamento e apprendimento interattive e incentrate sullo studente. 

“ Ciò che l’ESD richiede è un passaggio dall’insegnamento all’apprendimento. Richiede una pedagogia trasformativa orientata all’azione, che supporti l’apprendimento autodiretto, la partecipazione e la collaborazione, l’orientamento ai problemi, l’inter e transdisciplinarità e il collegamento tra apprendimento formale e informale. Solo tali approcci pedagogici rendono possibile lo sviluppo delle competenze chiave necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile.”

Università di Plymouth

Analizzando le best practices condivise in rete, ho identificato alcuni strumenti pedagogici (la lista non è sicuramente esaustiva) che coprono una serie di approcci o metodi pedagogici che gli educatori potrebbero utilizzare per portare questi elementi nell’ambiente di apprendimento.

La riflessione critica è descrittiva, analitica e critica e può essere articolata in vari modi, ad esempio in forma scritta, orale o come espressione artistica. In breve, questo processo aggiunge profondità e ampiezza all’esperienza e crea connessioni tra il contenuto del corso e l’esperienza.

La capacità teorica e pratica di osservare, pensare, modellare, simulare, analizzare, progettare e sintetizzare componenti, funzioni, connessioni, strutture, interrelazioni e dinamiche tra discipline, funzioni, organizzazioni, persone, tendenze e culture in modi che portano a interventi approfonditi sui problemi per raggiungere soluzioni allineate con lo sviluppo sostenibile.

L’insegnamento partecipativo comprende un insieme di strategie e tecniche didattiche che mirano a promuovere un ruolo più attivo degli studenti nel processo di apprendimento. Ciò implica non solo stimolare l’interesse degli studenti nelle lezioni teoriche, incoraggiando discussioni di gruppo e riflessioni critiche, ma anche coinvolgerli in attività più pratiche, collegare i risultati accademici con problemi di vita reale e comprendere l’impatto delle azioni individuali sulla comunità.

Il pensiero del futuro è un processo creativo ed esplorativo che utilizza il pensiero divergente, cercando molte risposte possibili e riconoscendo l’incertezza. Si utilizzano giochi di ruolo, indagini nel mondo reale, progettazione di visioni del futuro,  e l’apprendimento basato sui problemi.

L’apprendimento collaborativo può avvenire tra pari, coinvolgendo due studenti che lavorano in coppia, o in gruppi più grandi per discutere concetti o trovare soluzioni ai problemi.

Bibliografia

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000370215

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000247444

https://unesdoc.unesco.org/in/documentViewer.xhtml?v=2.1.196&id=p::usmarcdef_0000374802&file=/in/rest/annotationSVC/DownloadWatermarkedAttachment/attach_import_99ceff12-2c27-4841-b420-37d0ed2bc01d%3F_%3D374802eng.pdf&locale=en&multi=true&ark=/ark:/48223/pf0000374802/PDF/374802eng.pdf#381_20_ED_EN_ESD_Roadmap.indd%3A.55290%3A99

https://www.plymouth.ac.uk/students-and-family/sustainability/sustainability-education/esd

https://web.njit.edu/~bieber/pub/pla-research-agenda-v1.pdf

https://www.gdrc.org/icm/ppp/plt.html

https://transform.commons.gc.cuny.edu/2020/12/21/what-is-participatory-or-active-learning/

https://futurice.com/blog/systems-thinking-and-sustainability

https://link.springer.com/referenceworkentry/10.1007/978-3-030-11352-0_300192

https://link.springer.com/referenceworkentry/10.1007%2F978-3-030-11352-0_411

https://thesystemsthinker.com/introduction-to-systems-thinking/

https://searchcio.techtarget.com/definition/systems-thinking

https://www.utc.edu/academic-affairs/walker-center-for-teaching-and-learning/thinkachieve/critical-reflection

https://www.facultyfocus.com/articles/teaching-and-learning/critical-reflection-adds-depth-and-breadth-to-student-learning/

https://www.platform.ue4sd.eu/what_is_esd.php

https://tltc.umd.edu/instructors/teaching-topics/collaborative-learning

https://teaching.cornell.edu/teaching-resources/engaging-students/active-learning

https://dpmc.govt.nz/our-programmes/policy-project/policy-methods-toolbox/futures-thinking

https://learningforsustainability.net/systems-thinking/

 

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Didattica a distanza alcuni strumenti utili per la scuola

didattica a distanza

Gli studenti sono a casa, le scuole sono chiuse ma la didattica non si ferma!  

Così dobbiamo immaginare di affrontare lo stop imposto dall’emergenza sanitaria.

Vediamo quali strumenti per la didattica a distanza hanno a disposizione le scuole o i singoli insegnanti.

Ma prima di passare la lista degli strumenti vediamo alcuni criteri di scelta.

Come scegliere lo strumento di didattica a distanza adatto alla tua classe?

Partiamo dal dire che siamo in emergenza, quindi gli insegnanti non hanno il tempo di formarsi su strumenti complessi. Quindi parliamo di sfruttare principalmente strumenti plug and play, pronti all’uso. Gli strumenti devono essere ovviamente semplici da fruire anche per gli studenti. Ma su questo, come esperto, vi dico che uno strumento digitale oggi ha solitamente interfacce user friendly per l’utente finale.

Poi occorre capire cosa vuol fare il docente o la scuola. E qui si genera solitamente una certa confusione.

Ci sono diversi obiettivi che si possono perseguire con la didattica a distanza ed in tempi non di crisi avrei suggerito di non rinunciare a priori a nessun aspetto ma di cercare di integrare quanto più è possibile. Di trovare il blended mix perfetto.

Oggi non è così. Quindi chiediti: Quale obiettivo principale la scuola o io come docente voglio perseguire?

L’obiettivo potrebbe essere comunicare in tempo reale con gli studenti, oppure fornire loro del materiale didattico da studiare con i loro tempi, oppure ancora farli collaborare a distanza alla produzione di un elaborato.

Ripeto, questi obiettivi si possono integrare, ma ciò richiede maggiore pianificazione e strumenti più avanzati.

Infine rifletti sul materiale che hai già a disposizione e su quello a disposizione dei ragazzi per evitare che tempi di produzione lunga di nuovo materiale didattico rallentino il tuo progetto.

Riassumendo:

  • Selezionare strumenti pronti all’uso
  • Definire l’obiettivo principale
  • Fare un check sui materiali a disposizione

Diamo uno sguardo agli strumenti di comunicazione a distanza

Whatsapp è sicuramente quello più diffuso tra i ragazzi ma anche tra gli insegnanti e tra i genitori, che sono parte attiva nel progetto quando parliamo di alunni piuttosto piccoli (6-10 anni). Con Whatsapp si possono condividere link, materiali e creare delle discussioni con gli allievi. Il vantaggio è che è sempre attivo sugli smartphone e quindi non si hanno ritardi nella comunicazione. Gli strumenti di controllo della discussione tuttavia, così come l’analisi della partecipazione sono decisamente limitati.

Slack è uno strumento poco diffuso nella scuola, ma molto nel mondo professionale, che offre le stesse dinamiche di Whatsapp ma è molto più evoluto. All’interno di Slack si possono creare canali tematici, magari corrispondenti alle singole materie di insegnamento, consentendo ai ragazzi di avere un certo ordine nella gestione dei materiali e della discussione. Inoltre si integra molto bene con strumenti di creazione di distribuzione dei materiali come Google Drive. Si possono anche organizzare delle chiamate di gruppo (nella versione a pagamente videochiamate).

Telegram è uno strumento di comunicazione spesso utilizzato dalle scuole per le comunicazioni istituzionali che si presta molto bene anche nella didattica a distanza.Si possono condividere link, podcast o documenti. Il modello è sostanzialmente broadcast, il docente condivide dei materiali e non è necessario connettersi tutti nello stesso momento.

Facebook, perchè no, offre con i gruppi uno strumento molto ricco per organizzare flussi di comunicazione e non solo. In un gruppo Facebook si possono condividere materiali e stimolare la discussione tra gli studenti. Sicuramente rispetto a Whatsapp o Telegram offre maggiore controllo sulla discussione e strumenti di monitoraggio più avanzato.

Meet di Google è uno strumento per organizzare lezioni live a distanza molto efficace. Quando si pensa ad una classe virtuale con un docente in streaming sicuramente è la scelta migliore. Si può condividere lo schermo in alternativa o in aggiunta al video del docente, abilitando così una lezione realmente innovativa.

Zoom, come Meet offre la possibilità di fare delle vere e proprie lezioni a distanza in un ambiente dotato di strumenti di condivisione dello schermo e chat. 

Zoom e Meet sono la scelta privilegiata per fare lezione a distanza sincrona, ovvero con tutti i partecipanti connessi nello stesso momento.

Strumenti per condividere materiali

Google Drive consente di produrre e distribuire materiali didattici come presentazioni o documenti. Ma non solo. Con i Moduli si possono creare quiz e sondaggi che possono rendere la lezione non solo più interattiva, ma anche più efficace. 

Dropbox, è un repository di documenti che può essere utile per condividere materiali didattici di diverso genere con gli allievi.

Padlet è uno strumento di condivisione dei materiali che si presenta con una grande lavagna multimediale. All’interno di ciascun Padlet si possono inserire documenti, video, link, file audio. Gli studenti possono cliccare e visionare ciascun materiale e lasciare dei commenti. La navigazione è veramente semplice e l’esperienza utente molto gradevole. Ecco un mio Padlet creato per un PON.

Google Classroom è uno strumento che consente di organizzare un vero e proprio percorso di apprendimento per gli allievi, integrando poi nei diversi punti del percorso i documenti di Drive, inclusi i Moduli. Classroom è la scelta migliore se si vuole organizzare una lezione a distanza asincrona, ovvero lasciando agli allievi la scelta di quando fruire dei materiali predisposti dal docente.

Allargando leggeremente l’obiettivo finale, si può pensare di utilizzare gli stessi strumenti per:

  • far caricare agli studenti degli elaborati individuali
  • far creare degli eleborati agli studenti in gruppo

Le piattaforme elearning

Se la scuola si è dotata in precedenza di una piattaforma di elearning, ovviamente è possibile utilizzarla anche in questo contesto organizzando dei percorsi didattici complessi che impegnino i ragazzi per tutto il periodo di chiusura della scuola. 

Non solo, si possono anche organizzare dei percorsi volti ad ottenere una certificazione, cosa che potrebbe rappresentare uno stimolo di elevato valore per gli studenti.

Esistono anche dei siti come WeSchool che offrono la possibilità di creare dei veri e propri corsi online senza dover avere la propria piattaforma elearning. Tuttavia iniziarli ad utilizzare richiede un certo addestramento. Quindi per chi non ha mai avuto contatto con il mondo elearning, potrebbe non essere questo il momento migliore.

Didattica a distanza: conclusione

Alcuni degli strumenti di cui abbiamo parlato richiedono che sia il docente che lo studente abbiano un loro account sul sistema, ad esempio i gruppi di Facebook. Quindi conviene riflettere o indagare se i nostri studenti hanno già, o meno, un account su ciascun sistema.

Altri strumenti, come quelli di Google, sono presenti in maniera nativa sui dispositivi smartphone Android e risultano di fatto molto diffusi anche se poco utilizzati.

Altri come Zoom, Meet o Slack richiedono l’installazione di una App o di un plugin.

Ora che abbiamo un’idea dell’offerta di strumenti utili per la didattica a distanza, vediamo come poterli utilizzare al meglio.

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Laboratori creativi di scienza arte digitale robotica

laboratori creativi

MAKING & CODING LAB

laboratori creativi di scienza arte digitale robotica

Nei nostri laboratori creativi i ragazzi creano utilizzando materiali di ogni tipo, apprendono tante nozioni scientifiche e si divertono con giochi che stimolano l’intelligenza e la creatività.

2 ore di gioco intenso per scoprire i segreti dell’elettricità, della chimica, delle fisica, le magie del coding, della stampa 3d, della miscelazione colori, della robotica.

2 ore di divertimento per impare giocando e conoscere nuovi amici

 

MAKING & CODING LAB è un ciclo di laboratori creativi settimanali dedicato ai ragazzi dai 9 ai 13 anni.
I laboratori creativi si tengono il sabato dalle 10 alle 12 a San Giorgio a Cremano presso la libreria Vesuvio di Villa Bruno.

Le attività prevedono:

  • laboratori scientifici
  • laboratori creativi
  • laboratori di coding
  • giochi investigativi

Il numero massimo di ragazzi per ogni laboratorio è di 20

Puoi partecipare ad un solo laboratorio o iscriverti a tutti i laboratori creativi!

Per informazioni 3290230144 oppure creativemum@gmail.com

Dove: San Giorgio a Cremano (NA) Libreria Vesuvio- Villa Bruno

Questo corso è adatto a tuo figlio o figlia se….

  • Vuoi che scopra un mondo di esperimenti scientifici
  • Pensi passi troppo tempo con i videogiochi
  • Inventa storie di ogni tipo
  • Youtube è la sua passione
  • Ama realizzare costruzioni usando ogni tipo di oggetto
  • Si annoia facilmente con i giochi tradizionali
  • Passa ore con quiz e rompicapo

Vuoi saperne di più? Ecco qualche utile informazione

Coding e pensiero computazionale
Preparare una ricetta, mettere in ordine la stanza, preparare la valigia… Sono azioni banali che compiamo quotidianamente. Senza pensarci. Ebbene, insegnarlo ai bambini e alle bambine significa spiegare loro la procedura da eseguire passo per passo affinché possano farlo da soli. Dare cioè le istruzioni che con esattezza indicano i gesti da compiere nella giusta sequenza. È un po’ quello che fa, anche se con un linguaggio diverso, chi programma: perché quando si programma, in fondo, si “istruisce” il computer affinché metta in atto una determinata procedura.
Gli ingredienti del pensiero computazionale sono più a portata di mano di quanto si possa pensare e i nostri ragazzi possono e devono allenarsi e acquisire questa abilità.
Il pensiero computazione non può mancare nella cassetta degli attrezzi dei ragazzi e delle ragazze che adesso frequentano la scuola e che fra qualche anno dovranno affrontare le sfide del mondo del lavoro.
Il pensiero computazionale è indicata infatti fra le competenze chiave dall’Institute for the Future e dall’University of Phoenix Research Institute nel report “Future Work Skills 2020”, che analizza il panorama del lavoro e identifica le skill necessarie nei prossimi 10 anni

Le competenze STEM + A
STEM è l’acronimo di Science Technology Engineering Mathematics. Si tratta di un metodo di apprendimento interdisciplinare che ha l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alle discipline scientifiche. Ma perchè arte e scienza, sappiamo da tempo, che vanno a braccetto oggi parliamo di STEAM, con la A di arte! L’educazione STEAM si realizza in un laboratorio, inteso come spazio in cui si progetta, si costruisce, si riflette, si rielaborano le proprie conoscenze in funzione di un obiettivo.

Robotica educativa
La robotica educativa è un un metodo divertente che utilizza i robot per stimolare la curiosità e l’uso della logica nei bambini e nei ragazzi. Attraverso l’interazione pratica con i robot, i ragazzi scoprono non solo il loro funzionamento, ma si avvicinano alla programmazione informatica (coding) e all’apprendimento di materie STEM come la scienza e la matematica. Mentre si divertono, apprendono nuove competenze utili per il loro futuro scolastico e professionale.

Gli appuntamenti per i laboratori creativi

22/02
Coding con Minecraft- CODING & MAKING
Laboratorio a tema Minecraft per apprendere le basi del coding giocando in gruppo

29/02
Crea la tua storia- STORYTELLING
Laboratorio di creazione di storie giocando con i dadi per lo storytelling

7/03
Crea il tuo gioco- MAKING
Laboratorio di creazione di un gioco da tavolo

14/03
Giochiamo con la chimica- STEM
Laboratorio di sperimentazione chimica

21/03
Impariamo a colorare con le piante- STEM
Laboratorio di botanica ed arte pittorica

28/03
Piccoli programmatori crescono!- CODING
Giornata del Coding per i bambini dai 5 ai 7 anni

04/04
Programmiamo un robot- CODING & ROBOTICA
Laboratorio di robotica educativa

18/04
Programmiamo un robot- CODING & ROBOTICA
Laboratorio di robotica educativa

02/05
Programmiamo un robot- CODING & ROBOTICA
Laboratorio di robotica educativa

09/05
Creiamo con le fustelle- MAKING
Laboratorio creativo con le fustelle

16/05
Giornata del gioco: genitori e figli- MAKING

23/05
Sei un detective?- MAKING

Laboratorio di investigazione

06/06
Crea il tuo Computer- MAKING & STEM
Laboratorio di creazione di un computer portatile di cartone con circuiti elettrici

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Libri per ragazzi smart da regalare a Natale

libri per ragazzi

Come scegliere i libri ragazzi? Vi sarete fatti sicuramente almeno una volta questa domanda! In questo articolo voglio darvi qualche spunto creativo utile sia per avvicinare alla lettura qualche ragazzo non proprio lettore avido, sia per regalare qualcosa di originale ad un ragazzo che legge!

Iniziamo dando uno sguardo al rapporto tra gli Italiani e la lettura! A quanto pare in Italia si legge poco. Secondo l’ultimo rapporto Istat meno della metà della popolazione italiana a partire dai 6 anni legge almeno un libro all’anno. Tuttavia la quota più alta di lettori si trova tra i ragazzi tra gli 11 ed i 14 anni. E molti di questi sono anche lettori “forti” ovvero leggono almeno 1 libro al mese.
Ma la cosa più interessante è che secondo gli stessi dati si impara a leggere da piccoli, a partire dai 6 anni, spesso imitando la buona abitudine alla lettura di mamma e papà.

Quali sono i libri per ragazzi?

Come genitore di un’avida lettrice di 9 anni ,nonché consumatrice di Youtube, Scratch, Minecraft ecc. mi trovo spesso ad acquistare con lei libri per ragazzi piuttosto originali.
Confesso che alcuni non li avrei mai comprati, anzi diciamo la verità li avrei snobbati. Ma bisogna ascoltare il piccolo consumatore che a volte ne sa più di noi! Ed infatti spesso questi libri si rivelano non solo interessanti, ma anche validi strumenti nei miei laboratori con i ragazzi delle scuole.
Quindi, in concomitanza del Natale ecco una lista di libri per ragazzi da regalare.

1. Timeport. L’occhio del tempo di Stef & Phere

Stef & Phere sono due youtuber molto amati dai ragazzi italiani, che li seguono sull’omonimo canale ma anche su Two Players One Console (più di 2 milioni di iscritti). Di cosa parla il libro? Di Pirati, Fantasy, Fantascienza, Medioevo e Viaggi nel tempo…
Il resto potete scoprirlo nel loro video, nel quale raccontano perché vale la pena di leggere il libro:

2. Hello Ruby di Linda Liukas

Hello Ruby, è un libro di avventure nel mondo del coding per imparare a scomporre problemi grandi in problemi più piccoli, ripetere operazioni, creare piani passo dopo passo e pensare fuori dagli schemi.
“L’idea di Hello Ruby mi è venuta nel 2009 quando io stessa stavo imparando a programmare. Tutte le volte che mi imbattevo in un problema mi chiedevo come sarebbe riuscita a risolverlo una bambina forte e risoluta..” Così presenta il suo libro Linda Liukas programmatrice, illustratrice e narratrice di origine finlandese. Ruby è la protagonista di 9 piccole lezioni sul coding che sono a volte delle storie ed a volte dei giochi!

3. Mamma ci siamo persi a New York Matt & Bise

Mamma ci siamo persi a New York è un libro per avvicinare i ragazzi alla lingua inglese attraverso le avventure a New York di Matt & Bise anche loro youtuber di successo (il canale ha raggiunto quasi i 2 milioni e mezzo di iscritti). Ma è anche un libro per conoscere New York, i suoi costumi, le abitudini e le tendenze. Mamma Bise compare anche per spiegare le regole grammaticali della lingua inglese.

4. Luna Siamo già arrivati? a cura di Michelangelo Coltelli e Alessandro Albani

Luna Siamo già arrivati? è un libro per ragazzi su complotti e altre storie che diventano virali.
E’ un libro complesso, ma veramente ben fatto. Si parte dall’affrontare il tema delle bufale fake news (il libro è marcato butac) per arrivare a discutere di un classico: la bufala secondo la quale l’uomo non sarebbe mai veramente sbarcato sulla luna. I testi sono corredati da fumetti e schede. Gli autori sono Michelangelo Coltelli blogger che ha fondato il blog Bufale un tanto al chilo e Alessandro Albani, redattore editoriale. Questo libro lo leggono anche i genitori tutto d’un fiato!

5. C’è spazio per tutti di Leo Ortolani

C’è spazio per tutti è una storia a fumetti realizzata da Leo Ortolani in collaborazione con le agenzie spaziali italiana ed europea. Rat-Man, il supereroe senza nessun potere che tutti amiamo, è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e con lui ripercorriamo la storia della conquista dello spazio. A casa, lo abbiamo letto tutti, più volte… un altro capolavoro di Ortolani!

6. Computer e programmazione, Edizioni usborne

Si tratta di un lIbro classico a finestrelle che aiuta scoprire cosa c’è dentro il computer. Un modo molto interessante per spiegare le basi di informatica ai ragazzi curiosi. La pagina finale, è un splendida cronistoria del computer e della programmazione che inizia 35.000 anni fa quando per conteggiare gli uomini primitivi intagliano delle tacche negli ossi.

7. Perché? 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi di Umberto Galimberti

L’ultimo arrivato a casa (stiamo solo a metà lettura…ma ci piace molto) è un libro sulla filosofia, i filosofi ed i grandi perchè dell’umanità firmato da Umberto Galimberti.
Si ripercorre tutta la storia della filosofia da Talete ai giorni nostri attraverso i personaggi e le risposte che hanno dato ai grandi perché..della vita, della scienza, della logica. Nello stile delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, ogni biografia è accompagnata da un’illustrazione e da una piccola messa in pratica di quanto appreso. Molto stimolante!

8. Cavolini Lasabri

L’ultimo libro è ancora di una youtuber, LaSabri e si intitola proprio Cavolini, come una delle sue spressioni tipiche. E’ un romanzo a fumetti nel quale la youtuber si racconta e sono presenti tutti i personaggi del suo mondo che tanto successo ha avuto su Youtube (anche lei quasi 2 milioni di iscirtti al canale). Nel libro ci sono sia adesivi che fumetti da completare.

Infine voglio raccontarvi di un esperimento ben riuscito. Abbiamo comprato in famiglia un ebook reader, per sperimentare anche questa modalità di lettura. Mia figlia ha acquistato tutta la saga di Harry Potter, e da quel momento il Kindle è sempre nella nostra borsa a portata di mano!

Photo by Gaelle Marcel on Unsplash

Rabbids Coding consente ai giovani gamer di imparare le basi del coding

Rabbids Coding

Rabbids Coding è l’ultimo gioco rilasciato gratuitamente da Ubisoft per apprendere i principi base del coding.

I giochi educativi sono un modo intelligente per far sì che i bambini imparino cose nuove senza sforzo. I bambini si divertono e, senza nemmeno rendersene conto, apprendono una nuova competenza. Il nuovo gioco gratuito di Ubisoft, Rabbids Coding, mira a insegnare ai bambini i principi di base della programmazione, attraverso un’interfaccia di gioco divertente.

Si tratta quindi di un nuovo gioco dedicato al coding, sulla falsariga di altri già presenti sul mercato, nel quale i protagonisti sono i famosi (tra i più giovani) Rabbids, i conigli devastatori!
I ragazzi passano gran parte del loro tempo libero in casa, utilizzando dispositivi digitali come playstation, computer, smartphone, tablet. Ed è quindi importante che noi genitori li aiutiamo a scegliere giochi, siti, applicazioni che non siano di puro svago (o addirittura diseducative o destabilizzanti) ma che siano anche educative, creative, stimolanti ecc

Ma anche a scuola un gioco come Rabbids Coding può essere utilizzato nella fascia di età 6-9 anni per introdurre il tema della programmazione in maniera divertente.

In Rabbids Coding, i conigli hanno invaso una stazione spaziale internazionale e tu hai il compito di ripulirla prima che distruggano tutto. Sembra più un lavoro ingrato che un gioco.
Per svolgere le varie missioni, devi programmare il comportamento dei Rabbids o degli altri personaggi che ci sono sulla nave e ci aiutano nella pulizia.! Insomma, se riesci a pulire un’astronave di Rabbids, puoi programmare.

Rabbids Coding non richiede alcuna conoscenza precedente della programmazione. Basta trascinare (drag and drop) le istruzioni da un menu, posizionarle nell’ordine desiderato e premere play per vedere cosa succede. Se non ti soddisfano i risultati, puoi spostare le istruzioni e riprovare. Occorre tuttavia saper leggere per giocare.

Nel gioco ci sono 32 livelli a difficoltà crescente per testare le nuove abilità da programmatore.
Ma, i giovani giocatori non solo impareranno le basi della programmazione, ma svilupperanno anche un’attenzione verso l’ottimizzazione del codice. Esiste infatti un numero ottimale di blocchi che puoi trascinare per completare ciascuna missione ed ottenere il punteggio più alto.

Cosa rende questo gioco per il coding interessante?

Questo non è il primo gioco rilasciato da Ubisoft per motivi sia di intrattenimento che di istruzione. Già nel 2017 Ubisoft aveva rilasciato Assassins Creed Discovery Tours che ha permesso ai giocatori di esplorare le numerose città dell’antico Egitto nel mondo del gioco Assassins Creed Origins.
Ubisoft ha anche collaborato con la Concordia University per creare un corso online noto come “Game Creator’s Odyssey” che insegna a sviluppare un videogioco all’interno di un gioco ambientato nel Giappone feudale.
Rabbids Coding ha il vantaggio di essere realmente un videogioco, curato nei minimi dettagli dagli sfondi animati, alla musica fino al sistema di punteggio e condivisione. Ciò lo rende decisamente più accattivante per il giovani gamer.
E per la stessa ragione è perfetto anche per gli adulti che vogliono iniziare a comprendere meglio il mondo del coding.

Insomma, sia che vogliate sperimentare in classe, sia che vogliate proporlo a casa ai vostri figli come valida alternativa al classico videogame per passare il tempo, Rabbids Coding è una bella novità.

Ubisoft ha reso il titolo disponibile gratuitamente per chiunque abbia un PC Windows per incoraggiarne l’uso negli ambienti scolastici e dare accesso alle generazioni più giovani alle conoscenze di base del futuro.

Bambini e cellulare: sfatiamo alcuni miti

bambini e cellulare

I bambini sono geni del digitale

Immagina questa scena: un bambino di 3 anni prende in mano il telecomando della televisione e cambia canale. La nonna estasiata lo guarda e dice ad alta voce: come è intelligente, sa cambiare da solo!
Chiunque assistesse a questa scena, esclusi i due genitori, penserebbe nell’ordine:

  • non ci vuole un genio per cambiare canale
  • tutti i bambini sanno cambiare canale
  • è logico, sta sempre davanti alla TV!

Beh ora sostituite la parola telecomando con smartphone e le app prendono il posto dei canali. Rivivete la scena! La vostra interpretazione su quello che vedete cambia? La mia no. Per interagire con un dispositivo elettronico oggi non occorrono speciali abilità, tutti i bambini sanno usare il cellulare e siamo comunque in presenza di un comportamento automatico.

Miti e leggende sul rapporto tra bambini e cellulare

Eppure sempre più genitori e nonni ritengono, non certo per pura vanità, che l’utilizzo degli smartphone da parte dei loro figli/nipoti piccoli denoti chiaramente delle attitudini e delle abilità interessanti, non certo da limitare.
Tuttavia, vista così la scena non deve farci pensare ad una speciale attitudine del bambino. Anzi più è piccolo il bambino, nello specifico in età prescolare, più siamo in presenza di un uso inconsapevole, abitudinario e passivo. Vi sembra un aggettivo troppo forte “passivo”? Eppure è proprio così.
Quando interagisce con lo smartphone il vostro bambino compie gesti semplici e col passare del tempo sempre più automatici che non denotano l’acquisizione di nessuna abilità. Di fatto pur utilizzando (per ipotesi un’ora al giorno) lo smartphone, non sta imparando nulla.
Poco male, direbbe la nonna della prima parte della storia. In fondo sta buono e calmo quando usa lo smartphone. Ed è qui che purtroppo la nonna si sbaglia ancora, perché non sa alcune cose rilevanti in merito al rapporto tra bambini e cellulare. Infatti mentre il piccolo agisce in maniera del tutto inconsapevole provando sicuramente soddisfazione, tutto nello smartphone è pensato affinché il piccolo ne prolunghi l’utilizzo. Insomma lui è passivo, ma lo smartphone non tanto!

Perchè lo smartphone può dare dipendenza

Colori, suoni e notifiche, sia dello smartphone che delle applicazioni, sono pensati per migliorarne l’esperienza d’uso. Il che rende il rapporto tra bambini e cellulare massimamente gratificante e potenzialmente infinito.
Il bambino è continuamente stimolato, ora da un suono, ora da una luce, ora da una animazione e reagisce a questi stimoli interagendo con lo smartphone. La televisione con la sua programmazione uguale per tutti, le interruzioni pubblicitarie e la necessità di riciclare costantemente i contenuti, non è mai stata così gratificante! Inoltre si era costretti a dover tornare a casa per vedere un cartone o un film e a doverlo condividere con gli altri abitanti della casa. Con noiose conseguenze come regolare il volume, lasciare ogni tanto il telecomando ad un fratello, ecc.
Youtube, ad esempio, è stato progettato meglio! Conosce i nostri gusti, ci propone contenuti in linea con le nostre scelte precedenti, ci notifica la presenza di contenuti sempre nuovi e poi soprattutto è sempre a portata di mano, dentro e fuori casa.
Ed è per questo che il vostro bambino di pochi anni, anche senza saper leggere o scrivere (quindi senza effettuare una ricerca) trova sempre il video che gli piace. Gli basta cliccare su quell’icona disegnata così bene da essere rintracciata ovunque la spostiate, per entrare in un mondo di luci, suoni e colori dall’inesauribile fascino.

Il paese dei balocchi

Il paese dei balocchi…sotto gli occhi vigili di mamma, papà e nonni, che diciamola tutta possono respirare un poco mentre il piccolo gioca con la sua app preferita o guarda i video su Youtube. In fondo che danno può causare? Certo lo smartphone non può essere ingoiato! E poi, ora il piccolo ha 6 anni, da grande vuole fare lo Youtuber!
Il nonno e la nonna sono ormai convinti di essere in presenza di un genio della rete e loro si sentono così di un’altra generazione da non essere in grado nemmeno di interagire. Che consigli possono dare loro, con le loro scarse conoscenze della rete, a questo piccolo genio del digitale? Si limitano a pretendere quel minimo di educazione che gli è dovuta, imponendo di evitare di giocare durante i pasti, contrattando di fare prima i compiti e limitando l’uso ad un’ora prima di andare a letto. In fondo queste sono le linee guida di famiglia, ovvero è così che fanno anche i genitori. O almeno uno dei due. L’altro solitamente ha qualche dubbio o è infastidito dal fatto che il bambino usi il cellulare dei genitori. Ma poi si guarda intorno e vede che tutti i coetanei di suo figlio hanno lo stesso rapporto con i vari dispositivi digitali e si convince che è lo spirito dei tempi.
Tuttavia succede raramente che il piccolo riesca poi veramente a fare lo Youtuber. Lui così abituato ad essere spettatore trova molto frustrante dover produrre un video. E dunque si arrende e torna a giocare a qualche gioco online, magari Fortnite. In quello si, ora ha 8 anni, è bravo! Ma, penso che oramai sia chiaro, questo non farà di lui un gamer o uno streamer di successo.

fortnite

Photo by Alex Haney on Unsplash

Il rapporto tra bambini e cellulare

Il rapporto tra bambini e cellulare è più complesso di come immaginano nonni e genitori. Ed è sul ruolo svolto da questi nella storia che ho raccontato, che mi vorrei soffermare.
Che ruolo hanno avuto? Sono stati per lo più spettatori degli eventi, anche se non dimentichiamo che la prima volta sono stati loro a dare il cellulare al piccolo perché piangeva, o non stava fermo un attimo o si annoiava.
In sintesi invece di essere al centro della scena familiare, i genitori ed i nonni di oggi sembrano essere sempre più marginali ed impotenti. Non si tratta di rimpiangere nostalgicamente tempi che non torneranno più, si tratta piuttosto di decidere che ruolo vogliamo avere in questo nuovo contesto nei confronti dell’educazione dei nostri figli o nipoti. Se stiamo dalla parte dei bambini, dobbiamo sforzarci di capire a fondo il rapporto tra bambini e cellulare, in particolare per quelli in età prescolare. Non possiamo affidarci al buon senso del bambino che da solo si limita o sceglie applicazioni realmente educative o creative. E non possiamo sperare che i produttori di smartphone ci vengano incontro con sistemi di autolimitazione dell’uso (che comunque esistono).
Siamo noi genitori, o nonni, che abbiamo questa responsabilità.

Secondo un recente sondaggio condotto dall’organizzazione non profit Common Sense Media, molti genitori sono in realtà preoccupati dall’uso degli smartphone da parte dei loro figli, e quasi la metà di loro afferma che il proprio bambino potrebbe essere dipendente dal proprio dispositivo mobile. La maggior parte dei genitori intervistati considera inoltre una propria responsabilità limitare l’uso dei dispositivi da parte dei propri figli.

bambini e cellulare

 

Imparare a non delegare

Quello che dobbiamo tutti sforzarci di fare è di non costruire muri tra le generazioni o creare falsi miti (sono più bravi di noi, sanno tutto del cellulare, sono autonomi,ecc)  intorno ai nativi digitali. In realtà facciamo tutti parte dello stesso contesto sociale dominato dalla presenza dei media, anche se alcuni di noi sono nati in un contesto diverso, quello precedente alla rivoluzione digitale. Non per questo però siamo autorizzati a non capire e a delegare ad un bambino piccolo la scelta di come spendere il suo tempo di gioco.

Photo by Hal Gatewood on Unsplash

Coding e robotica educativa nella scuola primaria

coding

Quando mi hanno detto che avrei guidato una classe di bambini di 5 anni alla scoperta del coding, ho pensato immediatamente ad un percorso che mettesse insieme le mie recenti esperienze sul tema. L’idea era quella di creare un percorso ludico e didattico, dove i bambini potessero apprendere le basi del coding giocando.

Coding unplugged

Ho immaginato quindi di alternare, sia durante il percorso che nella stessa giornata, diversi tipi di attività di coding con e senza tablet (unplugged), l’uso di alcuni giochi di robotica educativa e delle attività di storytelling.
Avendo 3 ore a disposizione durante ogni incontro (che non sono poche!) tutto è andato come previsto e la classe si è fatta coinvolgere positivamente in questo schema di attività alternate che avevo ipotizzato.

Vi racconto brevemente le attività svolte, sperando di poter aiutare chi si trova ad affrontare queste tematiche con bambini così piccoli.

Nel programma ho inserito una serie di attività ludiche che mirano a sviluppare nei bambini le capacità di problem solving, pensiero creativo, pensiero logico sequenziale ed a fornire le basi del coding e della creatività digitale.

Abbiamo aperto il percorso con un piccolo gioco che invitasse i bambini a riflettere sulle attività che svolgono nel tempo libero, con particolare riferimento a quelle che includono device elettronici. I risultati emersi meriterebbero una discussione approfondita, ma passiamo alle attività di coding che sono il centro di questo post.

Le attività del percorso di Coding e robotica educativa

Le attività svolte sono:

L’utilizzo del tablet per apprendere le basi del coding ha occupato solitamente l’ora centrale. Una decisione condivisa con la classe che spontaneamente avrebbe privilegiato un uso “indiscriminato” del tablet.
Abbiamo anche sfruttato i tablet a disposizione per documentare tutte le attività che svolgevamo. I bambini agivano a turno da registi, videomaker o attori per spiegare quello che stavano facendo e che emozioni provavano.
Questo tipo di attività (che io chiamo di creatività digitale) ha riscosso particolare successo presso i bambini. Confermando l’idea che anche il solo utilizzo della fotocamera del tablet, se inserito in un’attività ben progettata, può servire a sviluppare nuove abilità e comportamenti positivi.

Le attività di successo

3 sono state le attività che ci hanno permesso di mettere in moto un numero maggiore di dinamiche creative in classe:

  • l’utilizzo del gioco Doc-Coding Lab della Clementoni
  • l’utilizzo dei dadi per lo Storytelling
  • la combinazione degli esercizi di Coding con una storia originale

Coding con Doc-Coding Lab della Clementoni

Doc è un robot programmabile utilizzando i pulsanti sulla sua testa. Il robot si muove su un tabellone dove sono riportati alcuni oggetti e luoghi che fanno parte delle sue “sfide”. Il bambino svolge il ruolo del programmatore. Le sfide sono di difficoltà differente, quindi abbiamo utilizzato il gioco più volte.

Il gioco è stato utile anche per introdurre il concetto di bug, errore, e riprogrammazione degli input dati al robot.

I bambini avevano già familiarizzato con questi concetti giocando a turno a fare il robot ed il programmatore su un tappeto a quadratoni. Tuttavia, va detto che il confronto con il robot è stato molto più stimolante per loro.

coding

 

L’utilizzo dei dadi per lo storytelling

L’attività consiste nell’inventare una storia in gruppo utilizzando gli elementi riportati sui dadi.  Per prima cosa si lanciano i dadi, poi a turno i bambini dicono a voce alta cosa è rappresentato su ciascun dado, infine si iniziano a fare delle ipotesi sulla storia che potrebbe scaturire.
Per semplificare il gioco e  renderlo al contempo di gruppo, abbiamo deciso di ordinare i dadi in linea sequenziale rispetto a quando entrano in scena nella storia. In questo modo ciascun bambino ha raccontato la sua storia utilizzando la stessa sequenza di elementi degli altri.
Questa attività di storytelling è stata di grande stimolo per i bambini, al punto che abbiamo creato diverse varianti al gioco, abbiamo fatto dei disegni che riassumessero la storia ed abbiamo creato delle griglie su carta per riprodurre le varie combinazioni possibili dei dadi.

storytelling

 

La combinazione degli esercizi di coding con una storia

Seguendo una serie di indicazioni di esperti trovate in rete, avevo pensato di usare una storia piuttosto lunga e complessa come sfondo agli esercizi di coding. Il primo giorno ho utilizzato dunque la storia de “Il mago di Oz” fornendo ai bambini le schede dei personaggi e dei momenti salienti della storia.
Successivamente ho pensato di scrivere una storia che contenesse elementi familiari ai bambini e richiamasse il titolo del percorso “il gioco dell’ape”. Ho scritto quindi la storia di un’ape che in una “fuga” dall’alveare scopre tutte le meraviglie di Ercolano, dal Vesuvio con le sue ginestre, al mare.
L’ape è diventata poi la protagonista delle schede di coding unplugged, circa 10, a difficoltà crescente. Nell’ultima scheda sono stati rappresentati tutti gli elementi della storia ed i bambini dovevano tracciare le sequenze più efficienti per far compiere all’ape il percorso.
Questa serie di attività è stata fondamentale per introdurre i concetti chiave del coding che ci eravamo prefissi.
Nell’ultimo incontro i bambini hanno creato dei nuovi percorsi usando i personaggi della storia, hanno creato le sequenze di comandi che riproducessero la “loro” storia e le hanno condivise con altri bambini per la verifica.

Coding e Storytelling

Questa originale combinazione di storytelling e coding è stata poi presentata ad una manifestazione dedicate alle scuole ed alcuni bambini hanno avuto l’opportunità di spiegare il percorso didattico compiuto.

coding

 

Il percorso descritto si è svolto presso la scuola Iovino Scotellaro di Ercolano nei mesi di dicembre-marzo. Personalmente ringrazio il preside, le insegnanti, le coordinatrici del progetto, i bambini ed i genitori per l’accoglienza e la partecipazione.
Uno degli incontri ricadeva nel periodo di Carnevale e con il contributo di tutta la scuola abbiamo organizzato una splendida festa a tema Minecraft con travestimenti fatti a mano, merenda e fotografo. E’ stato un momento molto bello, non previsto, che testimonia l’affetto di chi guida questa scuola verso i bambini.

Associazione WOM Network | Chi siamo

associazione wom
associazione wom

WOM è il nuovo spazio a Napoli dove potersi incontrare e fare formazione, sviluppare progetti, creare impresa. I nostri incontri vogliono essere di stimolo ai partecipanti per esprimere la propria visione, fare domande e trovare risposte. Siamo un contenitore di idee e persone. Abbiamo qualche proposta da condividere, ma siamo in attesa delle vostre!

Obiettivi

  1. Fare network: I network sono una risorsa fondamentale per il tuo lavoro, per il tuo studio e per il tuo tempo libero di qualità. WOM è il tuo network!
  2. Formarsi in un ambiente informale: La formazione continua fuori dalle aule accademiche con format adatti agli adulti ed alle persone affamate di conoscenza. WOM ti forma!
  3. Esprimere la propria creatività: Ti senti un creator? Vuoi metterti alla prova insieme ad altre persone per creare cose mai immaginate prima? WOM è qui per questo! 

MANIFESTO DELL’ASSOCIAZIONE

1 FARE NETWORK È UN VALORE

2 LA CONOSCENZA È CIRCOLARE

3 LA DIGITAL ECONOMY È IL NOSTRO PRESENTE

4 NESSUNO DEVE RIMANERE ESCLUSO 

5 L’EDUCAZIONE AL DIGITALE È UNA SFIDA DI TUTTI

6 FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE È POSSIBILE

7 LA FORMAZIONE E’ UN DIRITTO

9 PROMUOVERE UNA NUOVA ECONOMIA E’ UNA NOSTRA SCELTA

10 CREATIVI È CIÒ CHE SIAMO

Slack: perchè è utile al tuo team

slack

Se fai parte di un team di lavoro (e non solo) e sei alla ricerca di un’app semplice ed intuitiva che, in pochi minuti, ti permette di organizzare dettagliatamente il tuo progetto, Slack è quello che fa per te!

slack

Ma di cosa si tratta? Vediamolo insieme.

Slack è la piattaforma di messaggistica digitale che ti permette di organizzare il lavoro all’interno del team mettendo in contatto e in collaborazione i vari membri. Nata inizialmente come app per smartphone e successivamente atterrata anche su desktop, ti garantisce di avere il progetto costantemente a portata di mano. 

Slack può essere considerata come una mega chat, arricchita di tante funzionalità indispensabili come la creazione di canali. Attenzione, prima di andare oltre è importante che tu sappia che per accedere all’applicazione e, di conseguenza, ad un canale, è necessario che qualcuno del gruppo ti inviti (a meno che non sei il team leader del canale). Questo ti garantisce una maggiore privacy non dovendo inserire il tuo numero di cellulare (come invece accade per altre app di messaggistica).

Ma torniamo a noi. Su Slack i canali sono flussi di comunicazione dedicati ad uno specifico argomento (una sorta di gruppo Whatsapp per intenderci). Puoi creare quanti canali vuoi, ognuno dedicato ad un argomento specifico. 

Esistono 3 tipi di canali differenti (in cui è possibile richiamare l’attenzione di un membro specifico anteponendo al suo nome la famosa chiocciola @):

qui tutti i membri del gruppo hanno libero accesso. Tutti possono interagire, tutti possono inviare file e materiale di lavoro e tutti possono consultare il materiale condiviso dagli altri. Il canale pubblico è riconoscibile dall’hashtag (#) anteposto al nome del canale.

solo i membri che hanno avuto l’accesso possono interagire e scambiare materiale in questo gruppo. Per entrare a farne parte è necessario che un membro del gruppo stesso ti inviti. Questo canale è contrassegnato dal lucchetto.

questo canale permette di mettere in contatto il tuo gruppo di lavoro con quello di un’altra azienda presente su Slack. Uno spazio sicuro in cui poter interagire e soprattutto collaborare.

La particolarità di Slack, che la rendono un’app versatile e indispensabile, è che può essere integrata con altri servizi come Google Drive.

L’integrazione con Drive permette di salvare i file sul cloud, evitando così di riempire la memoria interna dello smartphone. 

Non solo, il punto forte di Slack è proprio quello di potersi integrare con altri servizi esterni appartenenti alle seguenti categorie:

App dedicate al Project Management:

  • Trello è il tool di collaborazione strutturato in bacheche condivise e personali, con scadenze e assegnazione dei task, integrabile anche in Slack;
  • Asana porta il sistema di ticket e assegnazione task all’interno di Slack, attraverso una serie di comandi interrogabili direttamente dalla chat, per avere tutto sotto controllo;
  • Jirio è un’altra app di Jira che permette di gestire l’integrazione dei ticket tecnici all’interno della chat di lavoro. Attraverso Jirio si possono creare nuovi ticket, modificarli, inserire conversazioni di Slack nel ticket e visualizzare lo stato di gestione delle issues.

App per il File Management:

  • Dropbox, l’integrazione permette di sincronizzare l’account Dropbox collegato con l’archivio dei file di Slack, sia tramite upload diretto, sia attraverso la condivisione del link del file;
  • Microsoft OneDrive viene integrato in Slack con la sincronizzazione dell’account OneDrive e SharePoint, permettendo così di poter ricercare i file direttamente in Slack e di condividerli semplicemente con un click.

(oltre a Google Drive che ho già citato prima).

Altre app utili: 

  • Google Calendar, per avere a portata di mano la propria agenda e sincronizzare gli impegni;
  • Giphy, perché anche in una chat con colleghi una GIF, a volte, è più chiara di mille spiegazioni;
  • BirthdayBot, per non assegnare quel task difficile da svolgere a un collega proprio il giorno del suo compleanno!

I Bot di Slack:

  • Slackbot è presente già all’interno della piattaforma. Permette di ricevere notifiche di varia natura come ad esempio quella che ti ricorda che hai un lavoro in scadenza da consegnare. In più puoi aggiungere note e spuntare quelle già svolte proprio come su un’agenda. 
  • To-do Bot, un to-do list e task manager per tenere traccia di tutte le attività che emergono durante le conversazioni, con la possibilità di assegnarle direttamente ad uno dei membri del team, ma anche impostare scadenze, priorità e tenere traccia di tutte le attività svolte e da svolgere;
  • JiraCloud è utile per le aziende che già si avvalgono del tool di sviluppo Jira. Tramite il bot sarà possibile interrogare lo stato dei ticket direttamente dalla chat di Slack;
  • Polly è il bot dedicato ai sondaggi e può essere utile nel caso in cui occorra prendere delle decisioni, partendo dal brainstorming sul nome di un nuovo prodotto fino ad arrivare alla più banale scelta del ristorante per la pausa pranzo;
  • Meekan Scheduling Assistant è il bot indispensabile per gestire gli appuntamenti e le riunioni; confronta gli impegni degli utenti del team e trova il momento migliore per una riunione, invia degli alert per ricordare gli appuntamenti e, in caso di ritardo, avvisa tutti gli altri partecipanti.

Effettuare videochiamate con Slack

Ricorda inoltre che con Slack puoi effettuare chiamate singole e di gruppo sfruttando le funzioni native, oppure usare un’app di videochiamata integrata come Zoom o Hangouts.